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Gruppi elettrogeni stabilizzati e non stabilizzati

Gruppi elettrogeni stabilizzati e non stabilizzati

Quando avete la necessità di fornire energia elettrica ad apparecchiature da utilizzare in luoghi dove non è disponibile alcuna rete di alimentazione ovvero sussiste uno stato di blackout elettrico temporaneo, si ricorre frequentemente all’impiego dei cosiddetti gruppi elettrogeni. Questi sono particolari dispositivi in grado sostanzialmente di convertire l’energia chimica, contenuta all’interno di un combustibile, in energia elettrica mediante il funzionamento di un motore endotermico e di un alternatore, da cui appunto il termine di “gruppo”.

Sul mercato esistono svariate tipologie di gruppi elettrogeni in quanto altrettanto numerose possono essere le diverse esigenze di utenza da alimentare con l’energia elettrica. Oltre ai parametri classici di potenza, tipologia di tensione erogata, carico da servire, efficienza, ecc., è indispensabile conoscere anche la “qualità” dell’energia stessa fornita che potete apprezzare ai capi della morsettiera, misurando le due dimensioni fondamentali di frequenza e tensione. Se al modificarsi delle condizioni di lavoro queste non variano vi trovate di fronte ad un gruppo elettrogeno cosiddetto stabilizzato; diversamente, si parla di gruppo elettrogeno non stabilizzato.

Per specifiche apparecchiature costituite ad esempio da componenti elettronici delicati è molto importante che forniate loro una energia elettrica più stabile possibile in termini, come detto, di frequenza e tensione. In questo modo potete scongiurare il rischio di guasti elettrici alla circuiteria fine dell’utenza alimentata. Vediamo dunque di seguito cosa contraddistingue più esattamente un gruppo elettrogeno stabilizzato rispetto ad uno non stabilizzato.

Per riconoscere un generatore stabilizzato dovete assicurarvi che esso possieda innanzi tutto un regolatore di tensione automatico alloggiato sull’alternatore e un regolatore di giri posto sul motore primo. Con quest’ultimo dispositivo si mantiene costante il numero di giri (velocità del motore) e conseguentemente anche la frequenza elettrica in uscita. In termini più tecnici, il regolatore di giri, detto anche speed governor, controlla la velocità del motore mediante un altro dispositivo chiamato attuatore. Il regolatore di tensione, come si evince dall’espressione stessa, è invece il dispositivo che si preoccupa di mantenere costante la tensione in uscita, indipendentemente dal carico applicato all’alternatore.

È utile sapere che qualora abbiate a disposizione soltanto generatori di corrente non stabilizzati, quindi privi dei componenti sopra descritti, potete migliorare la qualità dell’energia erogata affiancando agli stessi i relativi dispositivi di regolazione della tensione e della frequenza. In questo caso però è indispensabile conoscere con estrema precisione le caratteristiche dell’energia fornita dal generatore e, come per i generatori stabilizzati, anche la tipologia di utenza da alimentare per evitare di danneggiare gli stessi regolatori.

Giunti a questo punto potreste chiedervi perché ricorrere ai generatori non stabilizzati: se avete utenze non particolarmente delicate e che non presentano variazioni di carico apprezzabili, potete optare per questi gruppi elettrogeni meno costosi e più semplici dal punto di vista costruttivo.